Negli ultimi anni della sua vita Umberto Saba visse a Gorizia, nella clinica di Villa San Giusto.
Lontano da Trieste, ma non abbastanza da dimenticarla.
Lontano dal mare, ma non dalla memoria.Questo monologo è la voce di Saba anziano: fragile, ironico, lucidissimo.
È il racconto di un uomo che ha attraversato il Novecento, la guerra, l’esilio, l’amicizia con Elio Vittorini, e che si ritrova, alla fine, in una stanza di confine, a fare i conti con l’amore, la perdita e la poesia. Villa San Giusto è ancora lì.
E fa impressione pensare quanti grandi nomi della letteratura siano passati da questa città piccola e appartata, oggi poco più di trentamila abitanti, per fermarsi, curarsi, aspettare.
Saba morì il 25 agosto 1957, seduto sulla poltrona della sua stanza, con la pipa ancora in mano.
Dopo la morte dell’amata Lina non si era più ripreso.
Fu la figlia Linuccia ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio verso Trieste, dove oggi riposa, al cimitero di Sant’Anna, accanto alla moglie.
Questa non è solo la storia di un poeta.
È la storia di un uomo che ha vissuto sul bordo,
e che proprio lì ha trovato la sua voce più vera.










