Marilisa Bombi
Voci dal confine
Storia e memoria
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Storia e memoria

Durante la presentazione del mio libro Donne tra due mondi, storie sul confine goriziano, venerì scorso, ho usato, senza accorgermene, l’espressione memoria condivisa invece di storia condivisa.
Poteva non sembrare un errore grave, ma in realtà le parole che usiamo per parlare del passato non sono mai neutre. Alcune appartengono al linguaggio comune, altre hanno un significato tecnico, preciso. E quando si tratta di storia e memoria, le sfumature contano. “Memoria storica”, ad esempio, non è un modo generico per dire “ricordo del passato”. È il modo in cui una società sceglie di rappresentare la propria storia — attraverso musei, monumenti, cerimonie, narrazioni pubbliche. È una costruzione culturale, collettiva, frutto di decisioni e selezioni. Diversa è la memoria individuale, che nasce dai vissuti personali, dai legami familiari, dai traumi e dai silenzi.
E diversa ancora è la storia, che si fonda sul metodo, sulla verifica, sul confronto tra fonti. L’idea di storia condivisa non coincide con un pensiero unico, ma con la possibilità di costruire uno spazio comune dove le diverse interpretazioni del passato possano dialogare, riconoscendosi senza negarsi. Ecco perché parlare di “memoria condivisa” è, in fondo, un’imprecisione: la memoria non si condivide, si racconta, si ascolta, si confronta. È la storia — attraverso la ricerca e il dialogo — che può diventare condivisa. Usare le parole giuste non è un vezzo linguistico: è un atto di rispetto verso la complessità del passato, e verso chi lo abita ancora nella propria memoria.

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Assolutamente, procediamo.