Gorizia, anni ’20. Un giovane maestro di coro sceglie di resistere al fascismo non con le armi, ma con la voce.
Lojze Bratuž, musicista sloveno, trasformò il canto in un atto di resistenza culturale, dirigendo cori in lingua slovena anche quando era proibito, organizzando una rete capillare di cori popolari e religiosi, e mantenendo viva un’identità che si voleva cancellare.
In questa intervista immaginaria, ripercorriamo con lui gli anni bui dell’italianizzazione forzata, le strategie di sopravvivenza attraverso la musica, la brutalità della repressione e la forza di una comunità che, pur nel silenzio, non ha mai smesso di cantare.
Una storia vera, da ascoltare ad occhi chiusi e cuore aperto.
Perché la libertà di esprimersi non è mai scontata.










