Il 29 luglio 2026, nel giardino di Villa de Nordis a Gorizia, le storie raccontate nel tempo attraverso libri, ricerche e podcast sono uscite dalla pagina e dal microfono per diventare teatro.
Storie di confine è nato così: dal desiderio di restituire voce e presenza ad alcune figure che hanno attraversato, in epoche e modi diversi, la storia di queste terre.
Non personaggi immaginari, ma donne e uomini realmente esistiti, richiamati per una sera dal passato e accompagnati nuovamente tra noi.
Dal pubblico alla scena
Gli interpreti erano inizialmente seduti tra gli spettatori. Uno dopo l’altro si sono alzati, hanno raggiunto la scena e, attraverso un piccolo oggetto, hanno assunto l’identità del personaggio che stavano per raccontare.
Uno scialle nero per Maria Bergamas, la madre che scelse la salma del Milite Ignoto.
La cuffietta bianca da infermiera per Margherita Kaiser Parodi, unica donna sepolta nel Sacrario di Redipuglia.
Un fazzoletto rosso per Alma, partigiana della Divisione Garibaldi Natisone.
Un abito arabo per Anton Lavrin, diplomatico e viaggiatore goriziano.
Una collana per Paola Gonzaga, signora del Rinascimento.
Una fascia tricolore per Antonio Bonne, il sindaco che nel 1922 rifiutò di piegarsi al fascismo.
E le perle per Joža Sedmak Finney, la ragazza partita da Santa Croce che ad Alessandria d’Egitto sarebbe diventata Lady Finney.
Gli interpreti
A dare voce e corpo ai protagonisti sono stati Sabrina Cattarin nel ruolo di Maria Bergamas, Lucia Calandra in quello di Margherita Kaiser Parodi, Arianna La Notte nel ruolo di Alma, Edi Bramuzzo in quello di Anton Lavrin, Giuliana Colella nel ruolo di Paola Gonzaga, Bruno Tofful in quello di Antonio Bonne e Antonella D’Addato nel ruolo di Joža Sedmak Finney. La serata è stata introdotta da Elisa Plaino che ha interpretato Lyduska, la proprietaria di cas
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La storia attraverso le persone
Le loro vicende appartengono a secoli e mondi lontanissimi tra loro, eppure qualcosa le unisce.
Sono tutte storie di attraversamenti: di frontiere geografiche e politiche, di lingue, di guerre, di appartenenze, di partenze e ritorni.
Sul palcoscenico la grande storia perde per un momento date, trattati e cartine geografiche e torna ad avere un volto, una voce, un corpo.
Musica e parole hanno accompagnato questo viaggio nel tempo, dal Rinascimento al Novecento, dalla Gorizia asburgica alle guerre mondiali, dalla Resistenza fino ad Alessandria d’Egitto.
Storie di confine è stato soprattutto questo: un incontro tra memoria e presente.
Perché il confine non è soltanto una linea tracciata sulle carte. È fatto delle vite di chi lo ha attraversato, subito, difeso, oltrepassato o semplicemente abitato. E raccontare quelle vite significa continuare a farle camminare tra noi.


