Luigi Cargnel raccontò Gorizia e il Friuli attraverso migliaia di immagini. Il suo archivio esiste ancora: un patrimonio fotografico da riscoprire, catalogare e restituire alla città. Ne ho parlato, o meglio scritto per l'ultimo numero di Gorizia news e views, attualmente in corso di stampa.La mostra fotografica di Paolo Gasperini a Casa Morassi mi ha riportato alla mente un pensiero che coltivo da tempo: Gorizia ha sempre avuto, e continua ad avere, un rapporto speciale con la fotografia. È quasi una vocazione della città, più che una questione di singoli fotografi, più o meno conosciuti. Forse dipende dal paesaggio, dalla luce, dal confine, dal bisogno di fermare ciò che cambia e ciò che rischia di scomparire. Gorizia è stata fotografata molto, ma soprattutto ha prodotto persone capaci di guardarla.
Questa tradizione non si è interrotta. Basta pensare all’attività di Mitteldream, il progetto ideato e animato dall’instancabile Alida Cantarut, per capire quanto la fotografia continui a essere, anche oggi, uno degli strumenti attraverso i quali la città racconta se stessa. Io quella storia l’ho osservata da una posizione molto semplice: quella di cliente.
Ricordo bene due negozi che frequentavo abitualmente. Il primo era Fotocinetex, in via Rabatta, nei locali dove oggi lavora un calzolaio. Il secondo era Medeot, in corso Verdi, un’attività che continua ancora oggi con la seconda generazione. Naturalmente a Gorizia esistevano anche altri negozi e studi fotografici, ma quelli erano i miei punti di riferimento. Vi si poteva acquistare una macchina fotografica nuova oppure usata e, soprattutto, si poteva pagarla a rate. Un dettaglio tutt’altro che secondario per una ragazza appena entrata nel mondo del lavoro.


