Ricordare Cesare Pavese, per me, è quasi un dovere sentimentale. Quindi eccomi qua a raccontare che, una vita fa, andai anche a consultare i giornali dell'epoca del 27 agosto 1950 - data che per me ha finito per avere un doppio significato, come si capirà più avanti - e mi stupii, non poco, nello scoprire che gli era stato dedicato un solo trafiletto. Titolo ad una colonna. Insomma irrilevante. Eppure fu in quella occasione che venni a conoscenza di una cosa interessante: non si sparò - non so come mai, ma avevo immaginato fosse stato quello il suo modo di liberarsi dell'angoscia che lo tormentava - ma prese un'intera confezione di sonniferi. Un modo meno scenografico, forse, più soft, diremmo oggi, di una pistola puntata alla tempia.
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