Non conoscevo Dolly Parton, e non conoscevo nemmeno la musica country. Anzi, una vita fa, quando andai in America e Giuliano Almerigogna mi chiese di portargli un paio di CD di musica country, mi stupii non poco: non mi sembrava uno stile particolarmente interessante. L’ho scoperto molto più tardi. Ed ora non c’è play list su Alexa che non comprenda almeno un paio di can zoni di Dolly Parton e di Jhon Denver. Dolly Parton è entrata nella mia vita solo anni dopo, per una porta laterale: una canzone, I Will Always Love You. Come milioni di persone, avevo conosciuto quella canzone attraverso la voce di Whitney Houston e il film La guardia del corpo. Era il 1992 e quella interpretazione sembrava appartenere completamente a lei: la partenza quasi sussurrata, poi la voce che cresce, sale, e alla fine riempie tutto lo spazio possibile. Per molto tempo, nella mia testa, I Will Always Love You è stata Whitney Houston.
Poi un giorno ho scoperto che quella canzone non era sua. L’aveva scritta Dolly Parton, e da lì per me è cominciato un viaggio.


